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Stretching per fisioterapisti: protocolli pratici

Man doing yoga in a living room
Foto Vitaly Gariev su Unsplash

Stretching per fisioterapisti: protocolli pratici

In ambito fisioterapico lo stretching rappresenta uno strumento fondamentale per migliorare la mobilità articolare, prevenire infortuni, facilitare la ripresa post-traumatica e migliorare la funzionalità muscolo-scheletrica. Un protocollo pratico di stretching, ben strutturato e personalizzato, permette al fisioterapista di intervenire in modo mirato, sicuro ed efficace. In questo articolo esploreremo i principi, i tipi di protocolli e le strategie operative utili a implementare sessioni di stretching di alta qualità.

Introduzione

Lo stretching non è una procedura universale: va adattato al paziente, al contesto clinico e all’obiettivo riabilitativo. L’esecuzione corretta richiede valutazione iniziale, scelta del protocollo adeguato, controllo della tolleranza al carico e monitoraggio della progressione. L’obiettivo non è solo aumentare l’allungamento muscolare, ma migliorare la gamma di movimento (ROM) in modo funzionale, ridurre la tensione muscolare ricorrente e promuovere una migliore coordinazione neuromuscolare.

Principi generali dello stretching in fisioterapia

  • Sicurezza prima di tutto: evitare elongazioni dolorose, sintomi di parestesia o sensazioni di scossa.
  • Controllo della respirazione: espirare durante l’allungamento facilita il rilascio e la tolleranza al carico.
  • Progressione graduata: incremento di ROM, intensità e durata nel tempo, basato su segni clinici e tolleranza del paziente.
  • Specificità funzionale: allungamenti mirati alle catene muscolari coinvolte nelle attività quotidiane o sportive del paziente.
  • Ventaglio di protocolli: combinare stretching statico, dinamico e, se indicato, protocolli di neuromobilità o PNF.
  • Obiettivi multifattoriali: migliorare ROM, ridurre rigidità, potenziare controllo neuromuscolare, preparare a esercizi di rinforzo o di potenziamento funzionale.

Tipi di protocolli di stretching

  • Stretching statico

    • Principio: mantenere una posizione di allungamento per un periodo definito, tipicamente 15-60 secondi.
    • Indicazioni: utile per pazienti con rigidità post-acute, patologie infiammatorie calme o quando è necessario un controllo preciso della posizione.
    • Dosaggio: 2-4 set per gruppo muscolare, con pause brevi tra i set. Progressione graduale di durata o intensità.
  • Stretching dinamico

    • Principio: movimenti controllati e progressivi che accompagnano la gamma di movimento prevista dall’attività.
    • Indicazioni: utile come parte del riscaldamento, prima di attività fisiche o sportivi, per migliorare ROM funzionale.
    • Dosaggio: 8-12 ripetizioni per esercizio, 2-3 serie, attenzione alla tolleranza del paziente.
  • Proprioceptive Neuromuscular Facilitation (PNF)

    • Principio: combinazione di contrazione/isometrica seguita da allungamento guidato per migliorare la gamma di movimento e la funzione neuromuscolare.
    • Tecniche comuni: Contract-Relax (CR), Hold-Relax (HR), Agonist Contract (AC) su protocollo specifico.
    • Indicazioni: pazienti con ridotta elasticità muscolare, necessità di migliorare la coordinazione neuromuscolare e la tolleranza al ROM.
    • Dosaggio: esecuzioni controllate, 2-4 ripetizioni per pattern, con pause adeguate e attendibilità del paziente.
  • Contract-Relax / Hold-Relax

    • Principio: dopo un contratto isometrico breve, l’allungamento migliora la ROM.
    • Indicazioni: utile in patologie con retrazione muscolare marcata o rigidità residua.
    • Dosaggio: contrazione 5-10 secondi, rilascio e allungamento 15-30 secondi, 2-4 cicli.
  • Stretching mirato a popolazioni specifiche

    • Anziani: focus su ROM globale, stabilità posturale e tolleranza al carico.
    • Sportivi: integrazione di stretching dinamico e PNF per prestazioni funzionali e prevenzione degli infortuni.

Protocolli pratici: come strutturare una sessione di stretching

  • Valutazione iniziale

    • Raccogliere anamnesi mirata, sintomi, livello di dolore, limitazioni funzionali.
    • Misurare ROM di interesse e identificare catene muscolari iperattive o retratte.
    • Stabilire obiettivi realistici e criteri di progresso.
  • Riscaldamento e attivazione

    • Iniziare con 5-10 minuti di attività leggera o mobilità articolare per aumentare la temperatura tissutale e la circolazione.
    • Preparare la muscolatura per lo stretching, riducendo la sensazione di resistenza.
  • Scelta del protocollo

    • Selezionare lo schema di stretching in base all’obiettivo (statico per incremento estetico/relazione di ROM, dinamico per preparazione all’attività, PNF per recupero di ROM e controllo neuromuscolare).
    • Considerare la tolleranza al dolore: evitare qualsiasi allungamento che induca dolore acuto.
  • Esecuzione e progressione

    • Eseguire l’allungamento in modo controllato, evitando movimenti bruschi.
    • Mantenere una linea di base neutra, allineare ginocchia, bacino e tronco.
    • Incrementare progressivamente durata, intensità e numero di ripetizioni nel tempo, in risposta ai feedback del paziente.
  • Sicurezza e segnali di allarme

    • Interrompere se insorge dolore differente dal dolore muscolare previsto, parestesie, vertigini o formicolii.
    • Evitare pain referral, non forzare i limiti di una articolazione.
    • Adottare una distanza sicura dal dolore e una progressione graduale.
  • Documentazione clinica

    • Registrare ROM raggiunta, protocolli utilizzati, numero di ripetizioni, serie e tempi di mantenimento.
    • Annotare la tolleranza, eventuali segnali avversi e la risposta al protocollo.

Protocolli pratici per gruppi muscolari principali

  • Ischiocrurali (hamstrings)

    • Esercizio statico: seduto o in piede su una gamba, ginocchio esteso, tronco flesso lentamente. Durata 30-60 secondi, 2-3 serie.
    • Variante dinamica: allungamenti controllati in 10-15 ripetizioni, 2 serie, con ROM progressiva.
    • PNF HR: contrazione leggera del gluteo e retropulsione, seguito da allungamento passivo 20-30 secondi.
  • Quadricipiti

    • Statico in piedi o in decubito prono con tallone al gluteo. Mantieni 30-40 secondi, 2-3 serie.
    • Contract-Relax: contrazione isometrica del quadricipite, rilascio e allungamento 20-30 secondi.
  • Flessori dell’anca (flessori iliaci-psoas)

    • Stretching dinamico o statico in posizioni di affondo postero-laterale, mantenimento 20-30 secondi, 2-3 serie.
    • PNF può migliorare la tolleranza al ROM in catene complesse.
  • Adduttori

    • Allungamento in posizione seduta con ginocchio abdotto e piedi segnati, mantenere 30-40 secondi, 2-3 serie.
    • Stretching dinamico controllato per catene interne della coscia.
  • Polpacci e gastrocnemio

    • Mantenimento 30-45 secondi su superficie piana o gradino, ginocchio esteso e flesso per target diversi, 2-3 serie.
    • Progressione: incremento di ROM su piani diversi (piedi in pronazione o supinazione) per specificità.
  • Pettorali e flessori della spalla

    • Stretching in corners o con banda elastica, 30-45 secondi per lato, 2-3 serie.
    • PNF su catene anteriori per migliorare ROM e postura scapolare.
  • Trapezio e collo

    • Stretching laterale del collo con guida manuale o con banda elastica, 20-30 secondi per lato, 2-3 serie.
    • Esercizi di mobilità toracica associati per migliorare la flessione e l’estensione cervicale.

Protocolli pratici per patologie comuni

  • Dolore lombopelvico e retrazione paraspinale

    • Stretching mirato ai muscoli paraspinali con attenzione al mantenimento lordosi neutra.
    • Tecniche PNF su catene posteriori e mobilità del bacino con controllore del core.
    • Frequenza: 3-5 sessioni a settimana per 4-6 settimane, con progressione graduale.
  • Tendinopatie della spalla

    • Esercizi di stretch delicati associati a rinforzo eccentrico e mobilità della cuffia.
    • Eseguire stretching in modo progressivo, evitando sovraccarico sul tendine.
    • Verificare la sintomatologia durante l’esecuzione e adattare l’intensità.
  • Menomazioni al ginocchio

    • Allungamenti di quadricipite, flessori e adduttori in combinazione con rafforzamento mirato.
    • Strategie di neuromobilità per migliorare la scivolamento delle strutture articolari.

Considerazioni sull'evidenza e impatto clinico

  • L’efficacia dello stretching dipende da fattori come la tolleranza del paziente, la specificità del protocollo, la frequenza e la coerenza con gli obiettivi funzionali.
  • L’evidenza sostiene benefici per ROM e riduzione di rigidità, ma l’impatto sul dolore e sulla funzione può variare in base al tipo di patologia, alle comorbilità e all’aderenza al programma.
  • È essenziale integrare lo stretching con altre componenti riabilitative: rinforzo mirato, educazione posturale, stretching neuromobilità e programmi di return-to-sport/attività quotidiana.

Riepilogo finale

Lo stretching in fisioterapia non è un semplice allungamento passivo: è una procedura clinicamente mirata e progressiva, integrata in protocolli pratici che rispettano l’individualità del paziente. Utilizzando una combinazione di stretching statico, dinamico e tecniche PNF come Contract-Relax o Hold-Relax, i fisioterapisti possono migliorare ROM, controllo neuromuscolare e funzionalità nelle diverse condizioni cliniche. Un processo strutturato di valutazione, controllo del dolore, progressione misurabile e documentazione accurata consente di ottenere risultati sostenuti nel tempo, con una maggiore soddisfazione del paziente e un minore rischio di ri-infortunio. Se vuoi, posso adattare questi protocolli a un caso clinico specifico o creare una scheda stampabile con i protocolli per i gruppi muscolari principali.